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Il nuovo senso fonico

Uno dei concetti fondanti di questa scuola consiste nel presupposto che il canto è un'Arte; come tale è possibile, se si realizzano determinate circostanze, raggiungere la perfezione, ovvero una condizione che potremmo definire di "non oltre" umano. Perché ciò si realizzi è necessario: 1) ritenere possibile il raggiungimento di tale condizione (che definiamo "nuovo senso fonico"); 2) disciplinare in perfetto gli organi preposti al canto. Risulta evidente che un tale obiettivo è quanto mai ambizioso, e non alla portata di tutti. Peraltro in una scuola che si pone una meta così alta, qualunque risultato intermedio si potrà sempre considerare estremamente valido e soddisfacente. Ognuno, per il proprio livello conoscitivo, ovvero per soddisfare le proprie esigenze artistiche, potrà sospendere o interrompere le lezioni, senza per questo averne detrimento, perché una scuola di questo tipo accumula progressi ad ogni lezione. Il M° Antonietti soleva dire: la lezione non dura cinque minuti, mezz'ora, un'ora, due ore... la lezione può terminare quando si è manifestato un progresso.

la scuola 2

Una scuola di canto esemplare, classifica con assoluta sicurezza e sviluppa perfettamente ogni voce per quanto essa può dare. Non pone pregiudiziali ed è in grado di educare il fiato-voce di ogni soggetto. Non tutti hanno le caratteristiche per poter accedere ad una carriera canora professionale, ma ognuno può desiderare di migliorare e accedere ad un livello amatoriale del canto, oppure potrebbe avere le caratteristiche per diventare un buon insegnante. Un grande Maestro di canto non seleziona e non si rivolge ad un parterre esclusivo di allievi, salvo limiti di tempo. Ognuno deve potersi rivolgere con sicurezza ad un maestro potendo usufruire dei suoi insegnamenti.

La grande intuizione

Il M° M. Antonietti, dopo essere entrato nel regno dell'arte fonica, a seguito di oltre 18 anni di peregrinazioni da una scuola di canto all'altra e una indomabile sete di conoscenza, cominciò una serie di riflessioni non solo su ciò che il canto è, ma su tutto ciò che ostacola l'apprendimento del canto esamplare. Nell'ambiente del canto una nutrita serie di domande rimangono sempre senza risposte, o con risposte alquanto evasive, approssimative e poco convincenti, quando non addirittura assurde. Il m° ebbe una prima intuizione che risulta fondamentale ed è in grado di dare una spiegazione di base a tutto il problema canto: ciò che non permette o che ostacola l'apprendimento del canto è il nostro istinto di conservazione e difesa della specie. Il canto, specie quello lirico che impegna in modo ragguardevole il fiato e il diaframma, contrasta e tenta di modificare il funzionamento del mantice, la qual cosa non può essere consentita oltre una certa tolleranza dal nostro sistema di difesa, che metterà per tanto in atto una serie di difese e di reazioni per impedire il superamento di questa tolleranza. Questa intuizione geniale, che già merita un approfondito studio, è solo lo spunto iniziale di tutta la disciplina, perché, ovviamente, non basta sapere cosa ostacola, ma occorre sapere come fare a superare questa barriera efficacemente. La più immediata e semplice osservazione fu che il parlato non subisce reazioni da parte dell'istinto, in quanto assimilato dal DNA come necessità di vita di relazione. Da qui una prima regola di apprendimento: l'educazione parte dal parlato, dal suo perfezionamento e dalla sua diffusione sulla gamma vocale. Da qui si dipartono altri concetti, sempre chiari, efficaci, definitivi: la differenza tra il parlato e il canto, la relazione tra il fiato e il canto, la risoluzione delle diàtribe tra i sostenitori di diverse tecniche respiratorie, tutti i sistemi per aggirare e "domare" l'istinto e pervenire dunque alla conquista della respirazione atta al canto - ovvero il canto stesso - come un nuovo senso, elminando cioè ogni necessità di allenamento per tutta la vita, l'eliminazione dei registri, la libertà assoluta del canto, che può assimilarsi a parola sostenuta dal fiato su tutta la gamma vocale. Naturalmente tutto ciò spiegato a parole ha poco senso; non si può comprendere se non si entra in questo mondo, sottoponendosi a questa dura disciplina che può essere impartita solo dai pochi allievi del m° Antonietti che hanno, sotto la sua guida, conquistato quest'Arte meravigliosa e sono dunque entrati in quel regno che non conosce dubbi, non per presunzione o arroganza, ma per sicurezza e umile riconoscimento di una Verità.

il canto (quasi) naturale

Per molti cantanti e insegnanti il canto è una "costruzione", ovvero qualcosa di diverso dal parlato. Stanno sorgendo, per contro, alcune scuole che prometto un canto "naturale". Potremmo dire che le posizioni sono entrambe errate, anche se i secondi possono essere preferibili, perché almeno eviteranno di riempire la testa dei loro allievi di assurdità; però difficilmente potranno ottenere risultati realmente importanti, perché il canto non è naturale, o per meglio dire, lo è POTENZIALMENTE. L'istinto di conservazione e difesa della specie è nemico del canto, perché tenta di commutare alcune sue funzioni vitali, e in particolare la respirazione. Assecondare la natura, evitando ogni sforzo, è sicuramente giovevole, ma cosa succede quando si cerca di dare corpo al suono, cioè pienezza, intensità, volume, e soprattutto quando si prova a fare questo nel settore acuto? Il diaframma reagirà al peso imposto sollevandosi con forza e provocando lo spoggio del suono. Se si assecondasse questa tendenza si otterebbero pessimi suoni, non adatti a un canto lirico accettabile; non volendolo, si cercherà un qualche modo per impedire il sollevamento del diaframma, e si ricorrerà quindi a sistemi quali la chiusura della glottide (ingolamento) o la compressione della laringe. Ovviamente il risultato sarà, nel migliore dei casi, comunque mediocre. Questa scuola possiede gli elementi per "domare" la reazione istintiva e giungere quindi a un'emissione realmente naturale, cioè recuperando la naturalità che è già potenzionalmente in ognuno di noi.

teoria e pratica

Non si può insegnare canto per iscritto. Questo assunto è sempre stato tra i princìpi basilari della scuola del M° Antonietti. Nonostante ciò il m° ha prodotto una monumentale serie di scritti, in parte per rispondere a domande che venivano poste da allievi o persone conosciute, in parte per commentare altri scritti, in trattati o articoli giornalistici, altri ancora per fissare idee ed esperienze "in diretta". La teoria, per quanto abilmente spiegata, non può MAI servire a educare una voce, quindi qualunque trattato, compreso quello del M° Antonietti, va SEMPRE inteso e letto come orientante, cioè per trovare consigli e spunti di riflessione, ma non per trovare esercizi e metodi utili a educare la propria voce; inoltre la lettura dei trattati di canto deve sempre essere accompagnata da una disciplina di apprendimento del canto, viceversa anche i consigli orientativi rischiano di perdere significato, o di assumerne di molto fuorvianti.