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La babilonia vocale

Chiunque si sia avvicinato al mondo del canto, avrà sicuramente sentito una miriade di termini "specialistici" con azioni annesse: "butta il suono in maschera", "fai girare il suono", "affonda la laringe", "appoggia sul diaframma", "apri la gola", "fai come quando sbadigli", "pensa di vomitare il suono", "tieni il suono alto", "sostieni", e diverse altre decine potremmo scriverne. Non è che vogliamo sparare a zero su tutto, però riteniamo che questa babilonia terminologica vocale crei una confusione estrema e induca gli allievi a commettere più errori di quanti non farebbero se venissero educati con pochi esercizi semplici e pochissime istruzioni molto chiare e non ambigue e astratte. Molti dicono: il canto è più difficile rispetto ai normali strumenti perché qui lo strumento non si vede. Errato: il pianoforte, per esempio, è praticamente tutto chiuso all'interno di una cassa, come l'organo. Ciò che si suona sono i tasti. Ebbene, nel canto noi abbiamo labbra, bocca, denti, lingua; tutte cose che si vedono e che possono, anzi devono essere utilizzate nell'educazione vocale. Tutto quanto non si vede può essere conosciuto per aumentare il proprio bagaglio conoscitivo, ma non è indispensabile.

La classificazione

Non solo il primo problema per chiunque si accinge a studiare il canto è quello di avere in tempi rapidi una corretta classificazione della propria voce (soprano, tenore, basso, ecc.), ma sovente è un problema che continua a bersagliare molti studenti, e talvolta persino cantanti già in carriera. Ci sono, senza dubbio, persone con una voce di chiara, semplice classificazione, che mostrano, cioè, tutte le caratteristiche salienti di una classe vocale: timbro, estensione, tessitura, punto di passaggio. La corretta classificazione può essere svolta, specie nei casi "difficili", cioè di quei soggetti che mostrano caratteristiche comuni a due o addirittura tre classi, solo mettendo quella voce sulla giusta base; in questo modo rivelerà con maggior nettezza timbro e tessitura, ma soprattutto l'esatto punto di passaggio. Quando la voce è impostata sul difetto, può avvertire la necessità del passaggio prima o dopo il punto corretto, e quando il difetto è molto marcato può addirittura non sentirlo affatto. L'artista maestro di canto deve essere in grado di mettere la voce sulla giusta base già durante la prima lezione, in modo da poterla classificare infallibilmente fin da subito.

I registri

Più o meno tutti coloro che si interessano di canto a qualche titolo conoscono l'esistenza dei registri. A dire il vero sono ancora molti coloro che fanno confusioni e addirittura che ne negano l'esistenza, oppure coloro che affermano l'esistenza di innumerevoli registri. A parte le analisi anatomiche e fisiologiche, che confermano senza dubbio l'esistenza di due registri fondamentali, qualunque buon insegnante di canto saprà dimostrare senza equivoci il perché noi avvertiamo i registri, quali tipi di problemi essi possono causare in chi si accinge a studiare canto, e la giusta disciplina per superarli. In una voce artisticamente disciplinata possiamo affermare che i registri possano essere annullati, in quanto lo strumento vocale potenzialmente perfetto non ha registri, quindi nel momento in cui l'allievo raggiunge il livello del "non oltre" vocale, eliminerà quelle interferenze e modificazioni legate alla presenza dei registri. Nel corso della vita vocale successiva, dei registri continuerà a esistere solo la possibilità, per il cantante, di ricorrere ai colori e ai caratteri per esigenze esecutive.

La respirazione

"Il canto è l'arte del respiro": questa è una delle frasi più utilizzate nell'antica scuola italiana di canto, e ripresa da molte scuole moderne, compresa la nostra, salvo ben comprendere ciò che significa. Sono infatti moltissimi coloro che ritengono che si possa imparare a "ben respirare" per "ben cantare". E' una vana illusione. Non si può insegnare a ben respirare per ben cantare, in quanto la respirazione intesa come fisiologica, cioè quella istintiva e vitale, non ha alcuna necessità esistenziale di adattarsi ad alimentare i suoni di uno strumento, e potrà giusto concedere un certo miglioramento nell'ambito di una propria tolleranza, dopodiché... stop! Dunque imparare tecniche qualsivoglia, comprese quelle interessanti e sicuramente salutari delle discipline orientali, è utile e può avere risvolti importanti sul piano della vita di relazione, e indirettamente anche nel canto, ma con effetti quasi nulli nell'apprendimento dell'Arte del Canto. L'Arte del respiro potrà dirsi appresa quando si sarà raggiunta la perfezione del canto. Per imparare a respirare artisticamente occorre che il fiato venga educato ad alimentare suoni vocali, un po' come il braccio del violinista deve essere educato a far scorrere l'archetto sul proprio strumento. La differenza sostanziale, però, tra questo e quello, è che il braccio opporrà una resistenza modesta e non ci saranno importanti reazioni al tentativo di modificarne la funzione esistenzale, perché non viene rilevata una potenziale compromissione vitale, mentre risulterà in misura notevole con il fiato, visto il ruolo fondamentale che ha questo nella vita di ogni uomo. Questa scuola possiede la coscienza di questo problema, ed educa la voce andando a debellare le resistenze e le reazioni istintive, modificando la natura stessa del fiato (senza togliere la sua funzione primaria, ovviamente) e rendendolo perfetto strumento di alimentazione dei suoni vocali, emessi da strumento perfetto, ovviamente.

L'arte del respiro

L'antica scuola del belcanto italiano ha sempre sostenuto che l'arte del canto equivale all'arte del respiro. Questa frase, così esposta, può essere interpretata in qualsivoglia modo, tant'è vero che tutti gli insegnanti di canto affermano di insegnare a cantare "sul fiato" e di insegnare la "giusta" respirazione per il canto. Purtroppo per il 90% questo non è affatto vero. E' realmente difficile comprendere cosa significa "arte del respiro atto al canto esemplare". Molti pensano alle tecniche respiratorie, pensano alla quantità d'aria da inspirare, pensano ai tanti modi per "controllare" il diaframma... Tutte questioni spinose e che non trovano soluzione se alla base non si comprendono le interazioni tra il canto e le funzioni vitali. Aumentare la capacità polmonare, sviluppare la muscolatura del busto sono tutte azioni utili, ma pensare che possano realmente portare a disciplinare in perfetto l'apparato vocale, è illusorio. L'Arte del respiro significa commutare l'apparato respiratorio fisiologico in un apparato di alimentazione di suoni, cioè modificare profondamente la qualità del respiro, e questo è possibile ottenerlo solo con adeguati esercizi che facciano uso della voce sì che i tre apparati (respiratorio, produttore e amplificante) entrino perfettamente in relazione tra di loro.