Canto e respiro

Qual è la respirazione più idonea al canto lirico?
C’è la diffusa opinione che si possa imparare a respirare per cantare bene. La cosa non è così semplice. La respirazione per il canto, che diventa un apparato di alimentazione dei suoni, e pertanto modifica profondamente il suo sistema di funzionamento rispetto alla respirazione fisiologica, non si può imparare che con idonei esercizi che prevedano l’uso della voce. Quindi è ininfluente, se non indirettamente e in modo lieve, qualunque esercizio di respirazione senza voce. Come è noto esistono due fondamentali tecniche di respirazione abitualmente utilizzate per il canto, che sono definite: respirazione diaframmatica e respirazione costale. La prima prevede l’avanzamento della parete addominale, la seconda un indietreggiamento della medesima. In realtà, poi, esistono una infinità di varianti; alcuni vogliono che nella diaframmatica la parete addominale resti avanzata anche durante l’emissione della voce (pessimo consiglio); altri che indietreggi, alcuni vogliono che la gabbia toracica nella “costale” si allarghi al punto di creare dolore (altro pessimo consiglio). La nostra scuola ha una importante teoria sulla respirazione, che non possiamo illustrare qui, ma per semplicità diciamo che per chi inizia lo studio del canto è meglio non parlare di respirazione, che andrà naturalmente verso la diaframmatica, correggendo eventuali difetti di postura. Quando l’educazione vocale avrà superato i problemi di reazione istintiva più evidenti, si potrà passare alla respirazione costale, che della diaframmatica risulta l’integrazione. Quindi non si tratta di due atteggiamenti respiratori, ma di uno, che si integra, cioè che si ottimizza con l’erezione del busto. Non si può, però, partire subito con la costale, perché nella fase iniziale, quando cioè le reazioni sono molto violente, questo tipo di respirazione stimola ulteriormente lo spoggio della voce.
Sono utili gli esercizi a bocca chiusa per iniziare la lezione?
No! Sono uno dei peggiori esercizi che siano stati inventati, chissà da chi e sfortunatamente molto diffusi. L’idea è che il suono a bocca chiusa possa “focalizzarsi in maschera”. Un’idea totalmente assurda; quando si chiude la bocca il suono è costretto a uscire dal naso; in questo modo la colonna d’aria si alza, e quindi il suono tende a spoggiarsi.; per cercare di impedirlo, si preme sulla laringe ovvero si ingola. Non si capisce perché negli ultimi decenni invece di continuare, come si è sempre fatto in passato con eccellenti risultati, a guidare il suono esternamente, ci si è concentrati su sensazioni e percezioni interne. Chiudere la bocca vuol dire far suonare il suono dentro, che vantaggi si pensa che possa dare al canto, che è proiezione nell’ambiente?
E’ vero che i cantanti lirici devono tenere bassa la laringe?
Siamo sempre allo stesso punto. La laringe deve assumere la posizione più idonea al suono che si vuole emettere, ma non è il cantante che lo decide. E’ un atto di presunzione deleterio. Quando si emette ad es. una U, la laringe si abbassa, perché le corde, comprimendosi nell’ipofaringe, che è un tratto più stretto del faringe, insieme al tratto più lungo che si viene a costituire nella zona compresa tra corde vocali e palato, creeranno un colore più scuro, idoneo a quella vocale. Quando si emette la I, le corde devono assottigliarsi, quindi salgono nell’epifaringe, più ampia, e che permette alle corde di allungarsi e quindi assottigliarsi, per schiarire il suono, più idoneo a quella vocale. Si pensi all’infinità di sfumature di colore collegate alle numerosissime altezze della gamma vocale e si capirà come il pensare di dare una posizione fissa alla laringe sia, nuovamente, un atto di presunzione, e una inutile forzatura.
Esiste un “metodo duro” e un metodo “gentile” per l’insegnamento del canto?
Qualcuno, per metodo “duro” intende non solo un canto perennemente forte, e questo già è discutibile, ma se poi si accompagna ad azioni di forza quale il premere insistemente sulla laringe, allora non ci siamo. Un metodo duro è una serie di esercizi che privilegiano un canto forte solo quando le condizioni psico-fisiche dell’allievo lo permettono; comunque il canto di forza non permette un’educazione esemplare, perché l’istinto non si può domare unicamente con questo tipo di atteggiamento. Una disciplina efficace farà uso di vari modi di approccio a seconda del momento. Del resto non otterrà un risultato particolarmente migliore neanche chi faccia unicamente uso di un sistema “gentile”. Il canto è impegnativo, per il fisico e per la mente. Pensare di scansare la fatica è già in partenza il sistema peggiore di affrontare questo studio. Però, ripetiamolo, la fatica non dovrà mai e poi mai investire alcun organo o tratto coinvolto nella produzione sonora. Una lezione non deve mai terminare con affaticamento della gola o della voce stessa, a meno di, raramente, condizioni fisiche carenti. Però se una lezione viene iniziata sapendo di qualche problema (tosse, mal di gola, raffreddore…), con gli opportuni esercizi può finire con condizioni nettamente migliorate. Può succedere anche che passi un mal di testa. Però potrebbero presentarsi piccoli dolori alla schiena , affaticamento alla zona diaframmatica e soprattutto ai muscoli del viso, perché l’educazione si ottiene con esercizi che fanno un uso intensissimo delle labbra e di tutti i muscoli del volto (non collo e nuca, sia ben chiaro).

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